Edward Hopper – a Bologna il suo realismo sempre attuale

Bologna – la pittura di Edward Hopper (1882 – 1967 ) è inconfondibile. Anche per i non addetti ai lavori è facilissimo riconoscere le sue tele. Hopper ha saputo come pochi imprimere su tela  il suo tempo, la sua contemporaneità. Ha raccontato della sua America, che è un po’ l’America di tutti. Ma dietro il suo realismo c’è di più:

“Non dipingo quello che vedo, ma quello che provo” diceva.

E’ stato Pop, senza esserlo mai stato veramente. Le sue tele sono intrise di un languore metropolitano quasi Pulp, senza essere però Fiction. Si potrebbe dire che la protagonista nella maggior parte delle sue tele è l’architettura, forse perchè gli esseri umani sono relegati a un ruolo secondario nella composizione. Forse. Ma forse la vera protagonista delle sue tele è la solitudine.

Fino a fine luglio, a Palazzo Fava a Bologna, trovate 160 tra le sue opere più famose provenienti dal Whitney Museum of American Art di New York. La mostra compre oli, acquerelli, carboncini e gessetti e dà conto dell’intero arco temporale della produzione di Edward Hopper. Una mostra imperdibile, dalla qualità innegabile, per indagare malinconia e tristezza nell’America di allora, straordinariamente simile all’America di oggi.

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