Del perchè Duchamp è stato il primo vero artista contemporaneo

Ieri parlando con un grande esperto d’arte moderna è venuta fuori una domanda, tra il serio e  il faceto: ma il primo vero grande artista contemporaneo chi è stato? Lui: “Picasso, indubbiamente. Un artista completo, in tutto. Grande innovatore. Per te?”. Io ci ho pensato un po’,  ma sulla punta della lingua  avevo già la mia risposta: Marcel Duchamp.

Partendo dal presupposto che “contemporaneo” è un aggettivo sinonimo di coevo, riguardante cioè il periodo che si sta vivendo,  riguardo l’arte ha, almeno, un’altra accezione. Riguarda il superamento della modernità, della rappresentazione oggettiva della realtà, ma anche della resa soggettiva della stessa. In altre parole: con l’arte contemporanea si arriva per la prima volta all’idea, al concetto, come mai prima. E perchè le idee di Duchamp sono state così rivoluzionarie?

Considerato fra i più importanti e influenti artisti del XX secolo, nella sua lunga attività ha attraversato diverse correnti artistiche (dal cubismo al fauvismo, dal dadaismo al surrealismo), dando uno spunto importantissimo per l’arte concettuale, ideando il ready-made e l’assemblaggio.

Credo che le opere di ogni artista debbano parlare per lui, essere dei manifesti chiari e intelliggibili per chiunque, anche per i non addetti ai lavori. L’enormità e l’importanza delle opere del periodo cubista di Picasso ad esempio non si discute: ma capire e accogliere il Cubismo non è da tutti. Qualsiasi opera possa scegliere tra la sua produzione necessita di un’approfondita analisi per essere compresa appieno. Considerando Duchamp invece e prendendo ad esempio due opere, a mio avviso, importantissime per l’arte del XX secolo (ma facciamo anche del XXI), le cose sono diverse.

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“L.H.O.O.Q.”, 1919. Una riproduzione fotografica della Gioconda di Leonardo Da Vinci, a cui Duchamp disegna due baffetti e un pizzetto. Il titolo è un gioco di parole, decisamente provocatorio: leggendolo in francese il significato è “Lei ha caldo al culo”, oppure “Lei è eccitata”. Dissacrante e provocatoria,  l’opera non vuole sfottere la Gioconda ma anzi omaggiarla. Duchamp ci dice: voi, che dite che la Gioconda è bella solo perchè vi dicono che è bella, è voi che prendo in giro, non Leonardo.  Duchamp prende per i fondelli  il conformismo dei suoi contemporanei,  e ribalta con uno “scarabocchio” centinaia di anni di dogma. Il suo è un gesto estremo: estremamente semplice ed estremamente importante. Ma è anche estremamente leggero. Sta a dire: ehi, rilassatevi, non prendetevela tanto tanto per questioni artistiche. Prendete l’arte con un po’ di leggerezza! D’altronde, i bambini  quando giocano ai pirati si pasticciano il viso con baffetti e pizzetto finti. Ma nel combinare i loro giochi e le loro avventure, così truccati, essi sono estremamente seri, come direbbe Munari. Ma soprattutto: fatevi una vostra opinione riguardo i fatti dell’arte, e andate oltre il “bello” mercificato dalla massa.

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“Fontana”, 1917. L’anno prossimo ci celebrerà il 100 anno dalla creazione di una delle opere d’arte più importanti del XX secolo (nonchè più influenti). Mai esposta al pubblico e andata perduta, Fontana esiste solo nelle 16 copie (dal valore considerevole) sparse per il mondo, esistenti dal 1964. Firmata  sotto pseudonimo”R. Mutt”, anche qui un gioco di parole, dove la “R” sta per Richard, che in slang francese significa “danaroso”, l’opera andò perduta, probabilmente buttata nella pattumiera (ovviamente non da Duchamp stesso).

Perchè è così importante? Immaginate di essere un signorotto borghese che nel 1917, che con gentil signora appresso, andate a visitare una mostra d’arte. E lì, vi trovate un orinatoio capovolto. Come minimo, la vostra signora ha un mancamento. Capovolgendo questo oggetto Duchamp ne vuole capovolgere anche l’idea/funzione. Ecco che non accoglie più i liquidi, ma idealmente li zampilla. Ecco che non è più un oggetto sporco e volgare, ma  firmandolo e volendolo esporre diventa prezioso. Ecco che le forme di un comune orinatoio così sistemato ricordano una testa coperta da un velo di una Madonna rinascimentale,  o di un Buddha seduto nella sua placida rotondità. E qui ci dice: l’arte può essere sacra e importante, senza che il soggetto o i materiali lo siano. Mai prima d’ora si era vista una cosa del genere, e riconosciuta come opera d’arte. (seppur inizialmente a fatica).

Queste due opere sono di fondamentale importanza per tanta arte degli ultimi 100 anni. Sono due opere ancora straordinariamente attuali e lo saranno sempre. Quando si parla di Duchamp è difficile infatti parlare al passato: le sue opere sono freschissime perchè trascendono il linguaggio formale, portandosi dietro l’idea che le anima in maniera trasparente, andando oltre i generi e la tecnica. Si prendono gioco di noi, o meglio, della nostra parte seriosa e poco leggera.Come una battuta fatta da un buon amico: impossibile prendersela, bisogna solo sorriderne.

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