I Beatles e l’Oriente: a Torino NOTHING IS REAL

Torino – C’è stato un momento, nella vita del quartetto più famoso del mondo, precisamente dopo l’uscita dell’album Sgt. Peppers, dove il richiamo per l’Oriente misterioso si è fatto irresistibile. Vuoi per il fascino intrinseco, vuoi per la filosofia di vita, vuoi per le innegabili esperienze lisergiche, I Beatles si fanno conquistare dalla magia della filosofia orientale. Incontrano nel 1967 a Londra lo yogi Maharishi Mahesh, fondatore della cosiddetta meditazione trascendentale. E qualcosa scatta, perchè l’anno dopo i Fab Four lo vanno a trovare in India, insieme a un nutrito gruppo di amici, per imparare i segreti della sua arte, si fanno crescere la barba e quando tornano scrivono i loro ultimi capolavori come gruppo.Esperienza fricchettona da fine era hippie o illuminazione spirituale? Probabilmente entrambe, fatto sta che ogni cosa fatta dai Beatles all’epoca creava un riscontro mediatico eccezionale, ma questa esperienza in particolare, senza esagerare, ha aperto le porte dell’Oriente misterioso alla cultura pop dei fine sisxties, dando alla fotografia, alla grafica, alla musica, alla letteratura dell’epoca nuovi esotici spunti.

Nothing is real, curata da Luca Beatrice, allestita al MAO di Torino fino al 2 ottobre, parte da questo momento storico di incontro tra Occidente e Oriente, raccogliendo in un ambiente multisensoriale centinaia di oggetti: dalle memorabilia-reliquie dei Beatles di quel periodo alle fotografie di Italo Bertolasi e di Pattie Boyd, fidanzata di George Harrison dell’epoca, prime edizioni di libri storici come il Siddharta di Hesse e  Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta di Pirsig, alle opere di artisti italiani del secolo scorso del calibro di Alighiero Boetti, Aldo Mondino, Luigi Ontani, Francesco Clemente. Ancora: riviste dell’epoca come Paris Match, Telegraph, Life, fanzine, pubblicazioni di controcoltura e indipendenti, grafiche copertine di dischi rock… il tutto accompagnato da note avvolgenti profumate che accompagnano il visitatore nelle varie stanze.

Più che una mostra quindi, Nothing is real vuole essere un percorso visivo-acustico-olfattivo dove il fil rouge che lega il tutto è la fusione mistica tra Oriente e Occidente, un trip dove I Beatles sono visti come un tramite, per accedere a un flusso di immagini e profumi lontani che dialogano in simbiosi con riferimenti a noi vicini.

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