Bacon e la cultura francese. A Montecarlo oltre 60 lavori del maestro irlandese, in una mostra imperdibile.

A Montecarlo, fino al 4 settembre, oltre agli yacht e ai locali sfarzosi, al glamour e alla movida turistica, potete trovare una delle mostre più interessanti e ben strutturate che la riviera francese ha ospitato negli ultimi anni. Si tratta di Francis Bacon, Monaco and French Culture. Curata da Martin Harrison, il curatore tra le altre cose proprio del Catalogo Ragionato dell’artista. Una selezione di oltre 60 lavori esposti nella prestigiosa cornice del Grimaldi Forum, che indagano il rapporto tra Bacon, la cultura francese e l’influenza esercitata  sulla sua pittura durante il suo periodo monegasco.

 

Hanno voluto fare le cose in grande, qui al Grimaldi Forum. O forse semplicemente farle bene? Infatti, la sensazione che hai subito è questa: ogni cosa è come dovrebbe essere. E’ tutto calibrato, è tutto in bolla. L’atmosfera fin dall’ingresso è catartica, rituale: si entra nel Nero, nella cupezza dell’animo di Bacon, nei suoi tormenti interiori. Ma anche nei suoi colori, che emergono dal buio con potenza. Nella prima parte della mostra le opere escono con forza dal “total black” della scenografia: l’illuminazione a supporto è perfetta, fa uscire in maniera impeccabile i colori e il mood di ogni singola opera.

L’impatto è notevole: c’è un’aura di misticismo che permea gli ambienti, il silenzio è quasi religioso. Opere di grandi dimensioni si alternano a piccole “chicche” e a quadri  dei grandi maestri che hanno ispirato Francis Bacon: Giacometti, Léger, Lurçat, Michaux, Soutine, Toulouse-Lautrec, Picasso. Gli spazi sono ampi, i quadri respirano, la fruizione è perfetta: si resta letteralmente a bocca aperta di fronte alla qualità della selezione e dell’allestimento.

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Nella seconda parte della mostra i quadri emergono da fondali più neutri. Due trittici di grandi dimensioni, uno dopo l’altro, valgono da soli il prezzo del biglietto (di per sè , tra l’altro, contenuto). E poi ne spunta un terzo. OK. La qualità delle opere rimane alta fino alla fine, non si avvertono i classici cali a riguardo sperimentati in tante mostre. Per fortuna, si possono anche scattare fotografie (senza flash). E i ritratti in questa parte di mostra sono semplicemente meravigliosi. Quando pensi di ritenerti soddisfatto, ecco due ultime chicche: un cubotto arancione, con alle pareti fotografie che riproducono lo studio dell’artista, quasi a volerci invitare nel suo atelier, e un’installazione interattiva, dove è possibile caricare tramite un’app e il wi-fi del Grimaldi Forum una propria foto su uno schermo gigante, in diretta, per giocarci coi filtri e firmare un “guestbook” del tutto particolare.

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Insomma, tutto perfetto. E come a rimarcare il tutto, nel book store ci sono pure gli sconti del 50% su molti articoli, nel caso qualcuno voglia portarsi a casa un ricordino (come il sottoscritto).

“I believe in a deeply, ordered chaos”, diceva Francis Bacon. Questo suo pensiero è egregiamente rappresentato da questa mostra; il caos interiore che le sue opere rivelano dialoga in armonia e si fa accudire e proteggere dal rigore che lo incornicia. Una simbiosi rara e per questo speciale, potente. Una mostra consigliatissima per gli amanti di Francis Bacon, per chi non lo conosce, per chi vuole approfondirlo ed entrare così dentro l’animo di uno dei più grandi pittori del secolo scorso.

 

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